Galleria Umberto di Marino – Non vedi quello che credi di vedere

Posted on 21 aprile 2012

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Non vedi quello che credi di vedere

MARC BRESLIN, JOTA CASTRO, SANTIAGO CUCULLU, LUCA FRANCESCONI

MARCO RAPARELLI, MARINELLA SENATORE, EUGENIO TIBALDI, VEDOVAMAZZEI

a cura di Nicoletta Daldanise

La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare Non vedi quello che credi di vedere, a cura di Nicoletta Daldanise, interrogandosi sui margini tra utopia e realtà attraverso i lavori di Marc Breslin, Jota Castro, Santiago Cucullu, Luca Francesconi, Marco Raparelli, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi, vedovamazzei.

Assistendo al declino della società distopica originata dal controllo dei mass-media da parte delle oligarchie economiche, non si può fare a meno di notare la contraddizione esistente tra la spinta alla creazione di un’alternativa politica e la mancanza di preparazione culturale per un simile scopo. È proprio in tempi di crisi, infatti, che il ruolo dell’arte, al di fuori dei consueti schemi, risulta indispensabile rispetto al recupero di una progettualità.

Le opere in mostra riflettono questa prospettiva da angolazioni diverse, dunque, a sottolineare il dialogo indiretto tra lavori che convivono all’interno di una galleria. Proprio con questo specifico spazio giocano gli interventi di Marc Breslin e Marco Raparelli. Il primo, mettendone in evidenza alcuni dettagli, opera una trasposizione dell’utopia estetica modernista su un’architettura inserita in tutt’altro immaginario e contesto geografico. Il secondo, invece, attraverso le sue incursioni site-specific, lo trasforma in veicolo per un controcoro acuto ed autocritico all’intera collettiva, innescando un dialogo ironico con gli altri artisti.

Il radiodramma di Marinella Senatore, al contrario, partendo dal tentativo di ricucitura della lotta operaia di Marghera, indaga in un’opera collettiva le vecchie e nuove forme di coesione sociale, in cui assume un’importanza fondamentale il processo di condivisione dell’esperienza. Anche Ash di vedovamazzei, in chiave differente, tenta di recuperare la narrazione di una storia umana interrotta, trasformando le ceneri di alcuni condannati a morte negli USA in dipinti destinati a durare negli anni a venire, invitando poi ad elevarsi al di sopra del quotidiano attraverso le sculture. Un momento di slancio lirico, infatti, è offerto da Luca Francesconi con Prepotenza d’eclisse ed Eco della Luna, entrambe realizzate in un materiale conduttore di campi magnetici come l’ottone, a ricordare le forze archetipe verticali ed orizzontali che influenzano ancora la natura e l’uomo.

Quindi, nell’ottica di rompere i meccanismi illusori della realtà, Jota Castro riduce in briciole volumi significativi della cultura napoletana, per liberare metaforicamente le nuove generazioni dal peso di una tradizione ricca, ma pericolosa quando si trasforma in immagine oleografica immutabile. Sconquassa definitivamente, allora, i riferimenti estetici del paesaggio urbano americano la serie di Santiago Cucullu, in cerca di una dimensione personale, eclettica ed onirica, in cui l’esperienza ed il ricordo rimodellano gli spazi per riflettere sul duello a volte in corso tra uomo ed architettura. L’estetica codificata e quella sviluppata sperimentalmente sono al centro anche del lavoro di Eugenio Tibaldi, che costruisce con elementi di risulta un grammofono in grado di produrre solo un rumore ossessivo. Se, dunque, lo sgomento ed il frastuono per la perdita d’identità invade le menti, allo stesso tempo induce a cercare nuovi punti di riferimento, in un percorso circolare, metaforico ed espositivo, che porta sempre a ripartire dal dialogo autentico tra gli individui.

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